venerdì 28 marzo 2008

SULL'ANARCHIA: DISCORSO TRA TIZIO E CAIO


TIZIO: come ti definisci politicamente?

CAIO: Ora, se proprio mi si deve dare una definizione, cosa per cui non spasimo, gradirei si partisse dall’inizio. E dall’inizio io sono anarchico. Punto. Se definizione deve essere, allora che sia anarchico.

TIZIO: Allora sei uno che insegue una utopia!!?

CAIO: Una utopia? Ma cos’è una utopia?

TIZIO: una utopia è qualcosa che è impossibile da realizzare.

CAIO: Impossibile da realizzare.
Ora, cerchiamo di nuovo di cominciare dall’inizio. Tutto ciò che non è mai stato fatto era, per chi lo ha pensato la prima volta, una utopia. Non era forse una utopia per Nelson Mandela parlare di fine dell’Apartheid in Sud Africa? Non era forse una utopia parlare di diritti dei neri durante l’epoca dello schiavismo? Non era utopia parlare di libertà, eguaglianza e fraternità in un mondo dove esistevano solo le monarchie? E non era una utopia quella di far si che l’uomo potesse volare?

Tutto ciò che è stato inventato, cambiato, creato nel mondo, in principio era una utopia. Per il semplice fatto che una utopia non è altro che un sogno. E allora, se proprio devo avere una inclinazione politica, io voglio puntare in alto, voglio puntare là dove nessuno è mai arrivato, voglio puntare al sogno.

E il mio sogno è l’anarchia.

TIZIO: Ma allora vuoi il caos?

CAIO: mhm..no. Ma partiamo dall’inizio. Cos’è il caos?

TIZIO: il caos è totale assenza di controllo, se tutti fanno quello che vogliono, allora è il caos, ti possono uccidere, vige la regola del più forte, come nella giungla. L’anarchia è la giungla. Il governo garantisce la vita civile e le libertà individuali.

CAIO: Allora vuoi dire che adesso, che non c’è anarchia, che c’è l’ordine, come lo chiami tu, non c’è caos? Che ora non vive la regola del più forte??? Che con tutti i nostri controlli noi siamo ora in grado di garantire la vita? E a chi?..vogliamo chiedere ai bambini dell’Afghanistan?, a quelli dell’Iraq?, ma anche solo a quelli che hanno avuto la sfortuna di nascere nel continente africano??

Che ordine garantiscono le tue regole?

TIZIO: si ma se è già così adesso, immagina come sarebbe con la tua anarchia!!

CAIO: beh, allora innanzi tutto anarchia non vuol dire assenza di regole in assoluto. Anarchia vuol dire assenza di regole coercitive esterne…questo vuol dire che la presenza di regole interiori, regole interne agli individui stessi, è perfettamente compatibile con l’anarchia. Io voglio un' anarchia, dove le regole non sono imposte coercitivamente da un’autorità esterna, ma le uniche regole valide sono quelle dell’individuo stesso.

TIZIO: ma noi siamo tutti diversi, allora ogni uno avrà le sue regole.

CAIO: vero. Ma vuoi dire che non esistono regole che valgono sempre? Ribaltiamo la domanda.. tu non uccidi perché è vietato dalla legge, o perché pensi che sia ingiusto? Tu non rubi perché hai paura della pena a cui ti potrebbero condannare, o perché sai che se ti facessero la stessa cosa non ti piacerebbe?..non è forse una regola che vale per tutti quella del “non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te”?

TIZIO: si ma questo è relativo, e se qualcuno non rispetta la regola?

CAIO: hai ragione, ma ti ribalto la domanda di nuovo, adesso cosa fai se qualcuno non rispetta le regole, o meglio, il sistema di controllo dello stato, o del governo, garantisce il rispetto delle regole da parte di tutti?

TIZIO: beh, in parte si.

CAIO: davvero?, allora vuol dire che non ci sono assassini, non ci sono ladri, non ci sono persone che violano le regole ora?

TIZIO: certo che ci sono, ma abbiamo la polizia, i tribunali, le carceri per costringere queste persone a seguirle.

CAIO: no, abbiamo questi istituti proprio perché non siamo riusciti a far si che queste persone seguissero delle regole. Agli effetti è il contrario, noi abbiamo un apparato di controllo proprio perché non siamo in grado di controllare, proprio perché ci serve qualcosa che isoli e allontani chi viola le regole, non perché siamo in grado di impedirglielo prima. Tanto è vero che non è raro che chi abbia violato le regole una volta poi le violi ancora. E aggiungo, quante di queste persone hanno davvero avuto la libertà di sciegliere? Tu prima dicevi che lo stato ed il governo garantiscono le liberta individuali, ma non sono d’accordo: che libertà ho io di eleggere chi mi rappresenti se poi i miei rappresentanti di fatto fanno quello che gli pare? Che libertà individuali ha una ragazzo nato a Napoli, al quartiere Brancaccio, di sciegliere? Che libertà ha uno straniero che arriva in italia per scappare alla guerra di rifarsi una vita in modo onesto se non gli si concede neanche il diritto di residenza, di lavoro, di voto? Che diritto hai tu di sciegliere davvero le leggi che regolano la tua vita?

I diritti garantiti dallo stato sono sempre e comunque i diritti del più forte, delle categorie più forti di altre, a partire dalla gente comune per diventare ancora più evidente nelle scale alte. Che libertà hai tu di decidere davvero sulla tua pensione, sull’educazione dei tuoi figli, sulla ripartizione del surplus che tu contribuisci a creare con il tuo lavoro per il tuo datore di lavoro?

Davvero tu ti senti di avere più libertà grazie allo stato?

TIZIO: mhm..beh, comunque niente garantisce che con l’anarchia questa situazione migliori, o non sia peggiore!

CAIO: beh, su questo hai ragione, ma se niente te lo garantisce è anche vero che niente ti garantisce il contrario. Ovvero, sei d’accordo con me che lo stato in cui viviamo adesso, e non intendo solo il nostro, intendo il sistema statale o di governo che bene o male vige nel mondo, il sistema democratico rappresentativo, quello che noi definiamo come il migliore, in base al quale abbiamo disegnato la mappa dei diritti umani che ci devono essere garantiti, non funziona poi così bene?

TIZIO: beh, ci sono delle falle, ma niente è perfetto, è sicuramente il sistema che garantisce le maggiori libertà tra tutti quelli che ci sono stati nella storia dell’umanità.

CAIO: perfetto, allora diciamo che è quello migliore tra quelli che ci sono stati. Ma perché dovrebbe essere il migliore anche di quelli che non ci sono stati? Voglio dire, tutti i sistemi politici si sono evoluti, dal feudalesimo, alle monarchie, alle monarchie parlamentari, alle repubbliche. L'uomo ha sempre trovato il modo di migliorare ciò che aveva già fatto, perché allora avere la presunzione di aver trovato il sistema migliore? Perché non potrebbe esserci qualcosa di meglio di questo?? O ancora, perché non provare??

TIZIO: mhm..ma come fai a provare l’anarchia??

CAIO: beh, cominciando da te. Cominciando dal tuo piccolo, dalla tua mente. Ecco comincia dalla tua mente, comincia dalle regole che tu ti sei imposto perché una autorità esterna ti ha insegnato che quelle sono le regole da seguire..sposarsi, avere dei figli, un lavoro, una macchina, una lavatrice, un telefonino, jeans alla moda, andare a votare anche se pensi che non serva a niente, guardare la tv, avere una bella casa, un giardino,...

TIZIO: Cosa vuoi dire?

CAIO: Voglio dire che il mondo di certezze che l’esistenza di un governo ti da è solo apparente, è solo funzionale a che tu continui a perpetrare un sistema di oppressione coercitiva che ti mantenga sempre in uno stato di inferiorità, facendoti credere che quello è il migliore a cui puoi aspirare. Facendoti essere talmente preoccupato di avere, di esprimere la tua libertà di comprare, come se fosse l’unica che ti serve, e facendoti dimenticare le altre, quelle che non vogliono che tu abbia. E tutto questo si attua grazie ad una coercizione mascherata da CULTURA, una coercizione talmente bene orchestrata che tu stesso non te ne accorgi. Le libertà che tu ti senti garantite sono le tue catene, perché non esistono, sono libertà apparenti che consentono a chi controlla davvero di tenerti buono ed occupato. Di continuare a decidere per te, di influenzarti e controllare il tuo potenziale, cosicchè tu non possa vedere ciò che avviene alle tue spalle.

L’anarchia è abbattere questo sistema, è partire dall’anarchia nella tua mente, assenza di regole imposte dall’esterno, qualsiasi esse siano, tornare a noi, tornare a pensare che decidere per se stessi è una utopia nella misura in cui una utopia è un sogno che aspetta di essere realizzato.

TIZIO: mhm..ci penserò..ma credo che la tua utopia sia solo una cosa impossibile..

CAIO: qualcuno disse che non esiste niente di impossibile....

martedì 5 febbraio 2008

IN RISPOSTA AD ALDO GRASSO - PERCHè IL SILENZIO DICE PIù DELLE PAROLE!

se proprio si deve parlare di Israele e Palestina, sarà meglio cominciare partendo dalle “imprecisioni” che i giornalisti italiani si permettono nei loro articoli sull’argomento, denotando tra le altre cose una scarsa conoscenza della lingua italiana, ed una strana tendenza a confondere le ideologie o le religioni con il concetto di popolazioni e popoli.

Il giornalista Aldo Grasso ha pubblicato oggi un articolo sul sito del Corriere della Sera che merita una attenta lettura. Il nostro Grasso si è sentito in dovere di scrivere una lettera di invito alla Dandini ed a Fazio, e potremmo dire a Raitre in generale, secondo la ormai ben nota terminologia destro-berlusconiana che tende alle identificazione di Raitre con il canale sovversivo-comunista-rivoluzionario-antiberlusconiano per eccellenza, a dimostrazione di come i concetti di destra e sinistra siano ormai più che relativi nella nostra società.

L’invito è quello di alzarsi a difesa degli scrittori “ebrei” che la fiera del libro di Torino ha invitato, e che sono stati oggetto di aspre critiche da parte di “gruppi della sinistra antagonista”, con conseguente appello al boicottaggio.

“Neanche una parola per condannare il boicottaggio contro gli scrittori ebrei”..Al Grasso è sfuggito un piccolo particolare. Questi scrittori non sono stati criticati perché sono ebrei, ma perché sono Israeliani, è una cosa un po’ diversa!. Il boicottaggio non era contro scrittori ebrei, ma contro scrittori israeliani: infatti non tutti gli ebrei sono israeliani e nessuno dei “gruppi della sinistra antagonista” ha deciso di chiedere ai partecipanti della fiera la loro religione per proporre poi un boicottaggio contro gli ebrei. Il boicottaggio era contro questi scrittori in quanto rappresentanti dello Stato di Israele in questo contesto, non per la loro apparteneza religiosa!!.

Ma andiamo avanti “su questo clima di intolleranza suscitato da alcune minoranze bellicose che amano però riempirsi la bocca della parola «pace»”. Questo “clima di intolleranza” in un linguaggio da giornalista non sensazionalista, si chiama boicottaggio. Ora, per evitare qualsiasi mia intromissione su questo, mi permetto di lasciare che sia Ilan Pappe, docente israeliano della Università di Haifa, ed ebreo, a rispondere e chiarire cosa significa e cosa è questo boicottaggio che il nostro Grasso definisce “clima di intolleranza” : “I colleghi britannici mi domandarono tre anni fa se ritenevo legittimo l’isolamento degli atenei israeliani (il boicottaggio accademico di Haifa, Bar Ilan e di altre università israeliane). Risposi di sì perché, come ho spiegato prima, ritengo il boicottaggio uno strumento di pressione su importanti settori della società israeliana che rifiutano di prendere in considerazione la violazione dei diritti dei palestinesi.”

Ma passiamo alla vera chicca dell’articolo “questi sciagurati boicottaggi non solo confondono in maniera subdola la responsabilità del singolo scrittore con le posizioni politiche di uno Stato ma, sotto sotto, mettono in discussione il diritto stesso all'esistenza di Israele”. Eccolo li!!!!!, non poteva mancare la ormai nota preconfezionata risposta, sempre pronta per qualsiasi avventore della questione israelo-palestinese: se dici anche solo una parola contro Israele stai mettendo in dubbio l’esistenza dello stato e sotto sotto, sei un antisemita!. Eccolo li, il nostro Grasso non rinuncia ad una così facile preda, un giochetto retorico che nessuno meglio degli italiani sa fare, un bel capovolgimento della frittata per spostare, come sempre, l’attenzione dal reale problema che si sta discutendo.

Questi “riottosi gruppi della sinistra antagonista” che sono gente come Ilan Pappe, o lo scrittore Warshawsky, anche lui Israeliano ed Ebreo, e sostenitore del boicottaggio accademico contro Israele, non credo stiano negando l’esistenza dello Stato d’Israele. Al contrario invece, la chiamata al boicottaggio avviene proprio perché Israele viene riconosciuto come stato e quindi, in quanto tale, si chiede che si conformi alle regole di diritto internazionale riconosciute, la cui adempienza è chiesta per tutti gli stati, come l’Iran, la Corea, la Russia. Quello che si critica sono le modalità di esistenza dello Stato di Israele, e cioè l’occupazione dei territori palestinesi e l’impedimento ai profughi di esercitare il loro diritto al ritorno, che, guarda che caso, sono diritti sanciti dalle NU, probabilmente secondo il nostro giornalista anche queste parte dei “riottosi gruppi della sinistra antagonista”.

Nessuno oramai può negare che Israele esista, quello che si vuole evitare è che Israele continui a violare il diritto internazionale, i diritti umani, i principi democratici di uguaglianza, e , visto che a livello governativo questo risulta impossibile, come lo era per il Sudafrica, perché ci sono interessi economici e politici coinvolti, un buon mezzo, democratico e non violento, è proprio quello del boicottaggio, che, come le sanzioni, mira non a distruggere o cancellare quel settore a cui si riferisce, ma a boicottarlo appunto, in quanto espressione di uno stato che applica una ideologia razzista di apartheid, quale è lo Stato di Israele.

Le leggi e le prassi di Israele certamente somigliano ad aspetti dell’apartheid” questo dice l’ultimo dossie per l’Onu del “rapporteur” per i diritti umani e docente di diritto internazionale sudafricano John Dugard. Nel documento (24 pagine divise in 12 capitoli e 63 punti, datate 29 gennaio 2007) il funzionario delle Nazioni Unite scrive: «È difficile evitare la conclusione che molte delle leggi e delle prassi d’Israele violano, soprattutto nella limitazione dei movimenti dei palestinesi, la convenzione internazionale del 1973 per la soppressione e la punizione del crimine dell’apartheid». Dugard sottolinea inoltre che «il riscorso indiscriminato alla forza militare contro i civili e obbiettivi civili ha dato luogo a veri e propri crimini di guerra».

E lo stesso Pappe continua “In Israele non c’è una democrazia compiuta. Ci sono argomenti che rimangono un tabù, verità ufficiali che nessuno deve mettere in discussione altrimenti scattano le punizioni e talvolta si arriva alla diffamazione” “Ogni giorno ci troviamo di fronte al tentativo di delegittimare e diffamare chi mette in dubbio la verità storica ufficiale sulla genesi dello Stato ebraico - che, fatto non secondario, deve continuare ad essere accettata soprattutto all’estero per mantenere costante il sostegno internazionale a Israele. In genere le cose vanno così: se un docente di una università straniera critica troppo Israele, allora viene accusato di antisemitismo. In Israele…l’accusa è quella di tradimento. Si usa nei confronti degli studiosi israeliani non allineati la stessa strategia di diffamazione adottata verso i palestinesi di Israele che osano denunciare le discriminazioni che subiscono nonché la politica del governo. Il pluralismo di idee, sebbene sia ufficialmente garantito, di fatto è soggetto a limitazioni importanti che, a mio avviso, pongono dubbi sull’effettivo carattere democratico di Israele” (Ilan Pappe, Intervista ad Ilan Pappe, di Michele Giorgio).

Caro Grasso, ora un invito glielo faccio io: smettiamola di fare della facile demagogia e piantiamola con le semplificazioni da bambini piccoli, he? Partiamo dal presupposto che i lettori non sono cretini, ma al tempo stesso non cerchiamo di approfittare della loro possibile ignoranza su argomenti così complessi, perché queste strumentalizzazioni della questione israelo-palestinese, usata da lei per poter dare la sua frecciatina a Raitre e nel contempo ergersi a baluardo della campagna contro l’antisemitismo, contro i “riottosi gruppi di sinistra”, non fanno che aumentare la confusione e la stereotipizzazione di una questione molto difficile, complessa e dai risvolti non così ovvi.

Grazie

mercoledì 23 gennaio 2008

IN GAZA TA


chiedo scusa a tutti per la crudezza dElle immagini presenti in questo post.
Non sono una amante di questo genere di cose, ma credo che, ogni tanto, serva il disgusto e la crudezza
...per ricordarci che non ci siamo solo noi...
...per ricordarci che siamo esseri umani...
...per ricordarci che qualcosa succede lontano, anche se noi non lo vediamo...

QUESTE IMMAGINI VENGONO DA GAZA, E SONO IL RESOCONTO DELLA GIORNATA DI OGGI..SOLO DI OGGI.....


Sono affranta e sconvolta.. terribili notizie arrivano da Gaza, e la situazione sembra peggiorare. .
come si reagisce alla mostruosità dell'uomo? cosa si fa di fronte all'orrore?
tante domande mi affollavano la mente..ed ora è solo silenzio..
l'orrore non fa rumore, l'orrore è silenzio che urla nella testa, nel corpo, nell'anima.
vi prego di diffondere queste foto, per favore, noi che possiamo..
.. urliamo un urlo che copra il silenzio di questo ennesimo fallimento del genere umano...
urliamo la nostra indignazione, urliamo tutto l'orrore che queste immagini suscitano nel nostro cuore..

ma come si fa?? come si fa..
mi sento svuotata..oggi il TG1 ha dedicato esattamente QUINDICI SECONDI, giuro che li ho contati, quindici secondi alla Striscia di Gaza, per riferire il parere di Condoleza Rice sulla questione..
poi, sette minuti di servizio sulla fame nel mondoe la condizione dei bambini africani..lodevole, bisogna dirlo..ma Gaza??????
non una fottuta immagine, non una parola sui 37 morti delle ultime 62 ore..37, 37..
donne, bambini, passanti..un miliziano..uno..
ma l'orrore non si basa sui numeri no??

e lo sapete cosa c'è sulla pagina di apertura della BBC nella sezione Medio Oriente???un articolo sulla città di Sderot, in Israele, dove cadono la maggior parte dei razzi Kassam lanciati dai miliziani palestinesi..Diciamola tutta però, io non penso mica che facciano bene questi scoppiati dementi a lanciare i Kassam contro Israele, ma mettiamo dei cazzo di puntini sulle I.
I razzi Kassam, non sono come i missili israeliani, per semplici motivi, tra cui, che non hanno un sistema di puntamento, che la maggior parte cade nel deserto o nel mare e, non da ultimo..che cazzo non esplodono, sono come dei tubi della grondaia lunghi un metro e mezzo lanciati a migliaia di kilometri..qual'è la differenza??????? la fottuta differenza è che i Kassam ti uccidono solo se hai la sfiga di essere esattamente nel punto in cui il razzo arriva..se sei due metri più in la non ti succede niente perchè non sono dotati di esplosivo.
I cazzo di Kassam hanno ucciso dall'inizio dell'anno esattamente..NESSUNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NESSUNO, NESSUNO..e il prezzo che due milioni di persone devono pagare per pezzi di ferro che cadono nel deserto è questo???

io non so più che pensare..Olmert dice che non vuole che a Gaza abbiano la vita comoda..
ma dilla tutta Ehud, tu non vuoi che abbiano una qualsivoglia vita!!!!
..
e noi, intanto, guardiamo la TV, ci dispiaciamo, ci lamentiamo del governo che cade (ma lo sapete che Hamas è durato più di questo governo?)...
e nessun mezzo di informazione occidentale riporta una sola sillaba di quello che accade, se non vaghi richiami alla crisi umanitaria..
si CHIAMA CAZZO DI PULIZIA ETNICA, SI CHIAMA GENOCIDIO, SI CHIAMA STRAGE, NON è UNA CRISI, E' UN INTENZIONALE ATTACCO ALLA POPOLAZIONE CIVILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mi scuso per il linguaggio..
sono incazzata

per vedere altre immagini, se proprio volete, e leggere un blog da Gaza, andate su http://www.rafahtoday.org. Le immagini che vedeti qui sono prese dal Blog.

sabato 27 ottobre 2007

DEMOCRAZIA DIRETTA

Oggi, ovunque nel mondo, la maggior parte della gente ha perso la fiducia nei politici.

Corruzione, cospirazioni e scandali politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per cui moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori. Molti credono che la Politica generi automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere c’è corruzione”. Nessuna meraviglia quindi se la maggioranza delle persone non ha fiducia non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale. Molti si rifiutano di votare, non credono più che il voto possa portare dei cambiamenti significativi.

Non votare per i propri rappresentanti è un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo.

Spesso le persone disgustate dalla doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare la loro fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno poi traditi anche da questi. Nessuna meraviglia se taluni pensano che il parlamento va rimpiazzato da un dittatore. Altri rifiutano l’ipotesi di un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si rassegnano e abbandonano la Politica ai politici. Ciò peggiora le cose, perché in questo modo si lascia che la società venga gestire da politicanti preoccupati più del loro potere personale che degli interessi della collettività.

Questo opuscolo spiega come gestire la società senza ricorrere ai rappresentanti, con i cittadini che votano direttamente le politiche da attuare invece che votare per eleggere dei politici. Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti politici diventano superflui perché il loro lavoro è quello di decidere per gli altri.
Essi rappresentano altri. L’autorità di rappresentare gli altri costituisce un ‘potere’, ed è questo potere – non la Politica – che genera corruzione. Abolire il loro potere significa abolire la corruzione. Senza la corsa a questo potere, la Politica verrà liberata dall’ipocrisia, dalla doppiezza e dalle cospirazioni. Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche abbiamo un nuovo sistema politico chiamato Democrazia Diretta (DD). In tale sistema nessuno rappresenta altri, nessuno viene pagato per decidere le politiche, quindi i costi di gestione della collettività vengono ridotti al minimo, mentre aumenta l’interesse dei cittadini per i problemi della società.

Nessun sistema politico è in grado di curare tutti i problemi politici. Credere che possa esistere una simile cura porta a pericolose delusioni. Una simile cura non esiste. L’abolizione dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non tutti. Quando ogni cittadino può proporre, discutere e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più l’autorità di decidere per gli altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per loro, il potere politico è come una droga. Coloro che arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale: Stato, Chiesa, comune, scuola, famiglia – ne diventeranno dipendenti. Dovrebbero essere trattati come quei drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro droga. Molti politici bramano per il potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la società faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo.

La DD abolisce il potere politico proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri.

Nessuno rappresenta gli altri. Ogni cittadino o cittadina detiene soltanto un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se stesso, se stessa.

Se una politica sbagliata produce dei risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hanno votata ne sono responsabili. Per evitare il ripetersi dei risultati negativi i cittadini dovranno scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e riconsiderare le loro motivazioni. Questo li farà cercare in se stessi – non all’esterno di se stessi – le cause dei problemi politici, per identificarle e superarle.

La Democrazia Diretta può perciò essere descritta così: “Ogni cittadino possiede in ogni momento l’autorità per proporre, discutere e decidere votandola, ogni politica.”
Questo significa abolire il potere dei politici, abolire la loro autorità di decidere per gli altri. Ogni cittadino ha il diritto di proporre, discutere e di votare ogni legge ed ogni politica. Che poi i cittadini vogliano o no usare questo diritto, spetta a loro deciderlo.

TRATTO DA "LA POLITICA SENZA I POLITICI"
DI AKIVA ORR

domenica 21 ottobre 2007

Quando l’occupazione è anche un vantaggioso business

Quando si visita per la prima volta Salfit, si ha immediatamente l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato. Forse è la torretta militare in cima alla collina che domina la città, dandoti l’impressione ci sia sempre qualcuno che ti sta guardando, o forse è la vicinanza dell’insediamento israeliano di Ariel, con i suoi tetti rossi, così vicino a Salfit, eppure così diverso delle case di pietre bianche palestinesi.

Salfit è una città abbastanza piccola, con una popolazione di soli 9.750 abitanti, mentre il Distretto nel totale ha una popolazione di 70.000 abitanti. La città è situata nel centro della Cisgiordania, a lato di una lunga valle, a metà strada fra Nablus e Ramallah. L'agricoltura è un settore importante dell’ economia, ed in particolare la coltura delle olive e dell’uva, così come le mele e le mandorle. Tutto questo conferisce al paesaggio il carattere tipico della Cisgiordania, con grandi campi coltivati divisi soltanto da piccoli muretti di pietra.

Salfit è una delle città del nord Cisgiordania più toccata dalla presenza degli insediamenti di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Ariel, il più grande insediamento in tutta la Cisgiordania-ed altre 16 colonie- è costruito sulla terra di Salfit, con una popolazione totale di circa 40.000 coloni. La presenza di questi insediamenti interessa la zona, oltre che per la confisca delle terre per sviluppare l’insediamento, anche per il percorso del muro di separazione, costruito proprio per "proteggere" gli insediamenti dalla popolazione palestinese locale.

Nella zona di Salfit, il muro procede serpeggiando all'interno della linea verde nel territorio palestinese per oltre 15 chilometri. Le zone che il muro separa dai territori palestinesi includono l’insediamento di Ariel, oltre alle zone industriali di Barkan e di Zahav. La città di Salfit, inoltre è situata nella regione più ricca di acqua dell’ intera Cisgiordania; dove l’pprovvigionamento isrico non era mai stato un problema per la popolazione, neanche nei mesi di siccità estivi. Tutto è cambiato con l'istituzione massiccia degli insediamenti a seguito della guerra del 1967.

Sedici pozzi artesiani sono stati confiscati da allora poiché i rifornimenti idrici sono stati riorientati, per varie miglia, per arrivare ad Israele e per fornire l’acqua dei pozzi ai coloni. Gli israeliani ed i coloni consumano cinque volte più acqua dei Palestinesi locali, tuttavia i Palestinesi la pagano ad un prezzo che è il 300 per cento in più. I villaggi vicini di Kifr Al-Dik e di Bruqin sono costantemente in insufficenza idrica e spesso senza acqua affatto, poichè le risorse idriche locali sono pressochè ad esclusivo uso dei coloni.

La strada principale precedente, asfaltata e veloce, proveniente dal nord del Distretto, che collegava i due paesi e con la città, e con il sud della West Bank, si trova ora all’interno della zona "di sicurezza", presa da Israele, sotto controllo dei militari israeliani e riservata ad uso dei coloni che li vivono. La strada che adesso conduce ai due villaggi non è pavimentata; è piena di buchi e di curve, non asfalatata né battuta. Ma è l’unica strada disponibile per i Palestinesi, dopo che è stato loro interndetto l’uso della precedente, e percorre la zona agricola di Salfit per quasi 15 chilometri, portando ad almeno 20-30 minuti un viaggio che prima ne durava cinque, ed aggiungendo un'altra frustrazione alla vita quotidiana dei civili palestinesi che vivono nella zona.

È precisamente percorrendo questa strada che diventa chiaro che cosa c’è di sbagliato in questo posto. È l'odore: un odore nauseante di acque di scarico. Questa sensazione è confermata quando si osserva sulla destra della strada, dove sembra esserci un fiume che è però una fogna a cielo aperto, proveniente direttamente dall’insediamento di Ariel e dalla zona industriale di Barkan.

Per gli scorsi nove anni, il comune ha provato a costruire un impianto di depurazione per le acque di scarico dei residenti palestinesi. L’impianto doveva essere costruito sulla terra del distretto di Salfit, a 13 chilometri dalla città. Il comune ha ricevuto una donazione di 22 milioni di shekels dal governo tedesco per costruire l’impianto ed un tubo di collegamento alla città, ma i militari israeliani hanno fermato la costruzione ed hanno sequestrato l'apparecchiatura, poichè questa avrebbe potuto interferire con gli insediamenti israeliani vicini.

L'apparecchiatura è stata restituita circa 18 mesi dopo. Di conseguenza, il comune ha dovuto farsi fare un prestito per comprare altra terra, otto chilometri più vicino alla città, ed un prestito ulteriore di 2 milioni per risistemare le tubature ed i cavi elettrici. Comunque, anche se l’autorità civile israeliana ha approvato la locazione del nuovo impianto, il muro di separazione previsto nella Cisgiordania separerà Salfit dal suo impianto di depurazione, che allora sarà, molto probabilmente, oggetto di confisca da parte dei coloni israeliani.

La situazione attuale, secondo l’agenzia delle NU OCHA, è la seguente: Israele ha costruito un impianto di depurazione per l’insediamento di Ariel, capace di depurare circa 0.95 milioni di metri cubi di acque di scarico ogni anno, mentre i coloni ne producono 2.27 milioni, lasciando quindi 1.32 milioni di metri cubi di acque di scarico non trattate, circa il 78% della produzione di acqua non trattata totale, che quindi scolano diritti nella valle vicina di Al-Matwi, dove i due villaggi di Kifr Al-Dik e Bruqin si trovano.

Questa valle, oltre che la valle di Wadi Qana, ospita inoltre le circa 80 fabbriche della zona industriale di Barkan, produttrici di prodotti chimici, plastica ed olii, con un'uscita di 0.81 milioni di metri cubi di acque di scarico all’anno. Tutte queste acque di scarico, convergendo, hanno formato un fiume nella zona, che scorre dall’insediamento di Ariel, verso la linea verde, passando attraverso il terreno agricolo ed i villaggi di Kifr Al-Dik e di Bruqin, e percorrendo la valle si Salfit per finire diritto in Israele.

Quest’acqua, oltre che essere la causa dell'odore nauseante che si spande per l'intera valle, ha contaminato la pompa dell'acqua che fornisce il 25% dell'acqua potabile del Distretto, situata nella stessa zona. Il Ministero della Sanità palestinese ha avvertito la popolazione del distretto di Salfit di non usare l'acqua, neanche per gli animali, ed ha provato a risolvere il problema aggiungendo più cloro. Di conseguenza, entrambe le pompe della zona, chiamate Al-Matwi e Shamiyeh, sono contaminate adesso o non potabili, ed i comuni dei villaggi devono comprare la loro acqua dall'azienda israeliana Mekorot, pagando quasi cinque volte il prezzo dell'acqua locale.

Il problema delle acque di scarico, tuttavia, è collegato non soltanto all’acqua potabile e alle pompe, ma anche all’approvvigionamento di cibo per la popolazione civile del luogo. Camminando lungo la strada dalla città ai villaggi, è frequente vedere mucche, pecore e capre dei pastori locali che bevono l'acqua del fiume chimico e mangiano sull'erba che cresce sulla riva fertile. In più, mentre il fiume serpeggia attraverso il terreno agricolo, le radici degli alberi delle vigne, degli uliveti e degli alberi di mela si nutrono nelle acque sporche che filtrano attraverso la terra. Di conseguenza, oltre che acqua contaminata, la popolazione della zona si ritrova ad oggi con carne, latte, frutta e verdure contaminate.

I due villaggi di Kifr Al-Dik e di Bruqin sono villaggi poveri e piccoli. Il loro reddito proviene quasi esclusivamente dalla terra e dagli animali, ora che i permessi per andare a lavorare in Israele sono difficilmente ottenibili . Il fatto che l'acqua e il cibo siano contaminati però paradossalmente non ha cambiato il comportamento della popolazione dei villaggi: la scelta che queste persone hanno dovuto prendere è quella fra consumare viveri contaminati, oppure decidere di comprare solo prodotti provenienti da fuori, e quindi abbandonare la coltura e la vendita, ed in questo modo non avere più soldi con cui comprare l'acqua o il cibo “puliti”.

Percorrendo la riva del ruscello mi imbatto in un bambino che sta pascolando le sue mucche. Io gli chiedo se lui beve il loro latte e com’è. Mi sorride e mi dice che è buonissimo “Saki, saki!”..io allora gli spiego che l’acqua è contaminata e che non dovrebbe portare li le sue mucche, ma lui mi dice “ma figurati il mio latte è buonissimo, e poi se devo morire meglio morire per una malattia che non di fame”.

Secondo le statistiche del Ministero della Sanità palestinese, il risultato di questa situazione è che circa il 70% dei malati di cancro nel distretto di Salfit proviene da questa zona vicino al fiume ed al complesso industriale israeliano. Inoltre, c’è stato un incremento di casi di malattie contagiose della pelle, dovute alla grande concentrazione di zanzare nelle vicinanze delle fabbriche e nei posti in cui le acque sporche vengono scaricate, oltre che numerosi casi documentati di malattie contagiose, alcune delle quali causano problemi al sangue. A livelli molto elevati anche i casi di epatite A e di epatite B nella popolazione locale.

Ad aggiungersi a questa già difficile situazione, il fiume tossico ha portato alla morte ed alla rovina degli alberi e dei raccolti situati nella sue vicinanze immediate. Il primo ad avantaggiarsi in questa situazione è Mekorot, un'azienda israeliana, l'unica che vende acqua negli OPT. Un altro vantaggio a favore di Israele è che, sottraendo l'acqua palestinese, gli insediamenti non devono comprarla e neppure devono pagare il costoso trattamento per le acque di scarico che producono. Ancora, i produttori chimici e le fabbriche che provocano danni ambientali, ritenute quindi pericolose in Israele, ora hanno trovato un posto dove possono continuare a funzionare, nel quale non ci sono regole da seguire, poichè le leggi israeliane non valgono nei Territori Occupati Palestinesi.

L'occupazione dei OPT distrugge non soltanto la libertà dei Palestinesi, o la terra, ma anche l'aria, l'acqua e il cibo. L'esistenza di qualcosa come i "diritti umani fondamentali " in questo posto assume le fattezze di un sogno, mentre l'occupazione rivela la sua vera faccia, la faccia di un commercio di milioni di shekels. Questa sembra essere una spiegazione all'espansione continua ed alla politica di occupazione, molto più plausibile di tutte le giustificazioni religiose finora offerte.