martedì 13 maggio 2008

INTOLLERBUS

Tutti i giorni prendo l’autobus.

Non è lunga la strada da casa mia all’ufficio della radio, ma quei dieci minuti sono sempre un’eternità.

Un’ eternità di scene di ordinaria intolleranza in una Brescia ormai prossima alla deriva morale, di quella moralità che i bresciano non sanno più descrivere, di quella moralità che era quando un essere umano era tale per il solo fatto di esistere.

Ho deciso che renderò anche voi partecipi di quello che vedo e sento tutti i giorni, sull’autobus 9 cha va da Buffalora al villaggio Violino.

Benvenuti sull’Intollerbus, destinazione: follia pura!

1° storia: “Tossico vs Immigrato/suora: 1 a 0”

Sono entrata sul bus da cinque minuti.

Sono in piedi.

Ci sono posti per sedersi, ma oggi ho passato la giornata seduta la computer, ho voglia di stare un po’ alzata e far riposare le chiappe!.

Così mi appoggio al mio palo e comincio a scrutare le facce intorno a me:

una ragazza di colore, molto bella, grassoccia, di quell’abbondante che sa di Pacha Mama, che ricorda la madre terra in tutto il suo simbolico significato di prosperità.

Parla al telefono.

Sta seduta in uno dei due posti attaccati alla mia sinistra.

Alla mia destra, dove c’è lo spazio per le carrozzine, che tra parentesi, non ci ho mai visto una carrozzina in vita mia, c’è una suora. Mi da le spalle e sembra proprio piccola, nel suo vestito lungo nero, che mi ricorda tanto i vestiti delle donne musulmane di Betlemme, a vederla da dietro.

Passiamo di fronte al centro di assistenza per tossicodipendenti, davanti ad una orrenda concessionaria di macchine. Come sempre facce ditrutte salgono, i segni della droga nel volto scavato, corpi devastati da se stessi, occhi limpidi eppure distanti, bocche senza sorriso e rughe di fatica sul volto.

Due di loro si avvicinano.

Lei si siede sul sedile di fianco alla ragazza di colore, ma non sta diritta, le da le spalle, sta mezza seduta e mezza a ciondoloni. Intanto parla con lui, un omone, alto due metri almeno, tanto alto che sembra debba uscire con la testa dal bus.

Lei parla ad alta voce, molto alta.

Troppo.

Tutto l’autobus è ben presto catalizzato sulla sua voce, i cui decibel impediscono qualsiasi altra conversazione.

E’ allora che comincia lo show.

La prima ad avere la sua è la suora.

“Voglio vedere dove mi mandano a dormire”

Lo spilungone la guarda, fa la faccia da chi ne sa:

“Dalle suore probabilmente”

e lei, sempre a ciondoloni sul seggiolino,

“ No se mi hanno mandato dalle suore io li mando a farsi fottere. Che cazzo vogliono io da quelle troie non di vado. Sono tutte delle puttane, si fottono se credono che io vado a stare dalle suore, piuttosto per strada di nuovo”.

La suorina buttal’occhio, ma non si gira..l’autobus sembra come stare in un silenzio imbarazzato…sento i pensieri della gente farsi stretti sulla suorina. Lei abbassa le spalle. Non vedo i suoi occhi, è di spalle, ma sento il suo dispiacere. Rimane così..ferma con le spalle strette, chiusa nel suo vestitino nero, con la testa coperta..mi ricorda Yusra, mi ricorda il dolore dell’umiliazione.

La seconda ad avere la sua è la ragazza di colore.

Ha smesso di parlare al telefono. Sale una ragazza di colore magra, con un sacco di treccine ed una maglietta rosso fuoco. Si salutano:

“Ciao mama”,

due sorrisi, come stai, come va e poi la magrina si va a sedere in fondo.

La tossica ha perso interesse nella suorina.

“hey ma da voi ci sono tutte queste merde? Perché non mi è sembrato di vederne tanti a Torino”

Lo spilungone ancora fa la faccia di uno che ne sa:

“ Beh, no, magari tu non li hai visti, ma ci sono, valà che ci sono anche li”.

Lei allora butta un occhio dietro di se, la ragazza nera sta guardando fuori dal finestrino, ma vede il suo riflesso nello specchio.

“Certo che negri questi qui sono proprio dappertutto adesso, queste merde qui che cazzo vorrano poi!”.

Lo spilungone non aggiunge commenti, allora lei rincara la dose:

“Questi negri di merda puzzano e dovrebbero andarsene, che cazzo vogliono qui, non c’è posto neanche per noi, che tornino al loro posto. Che poi, saranno mica esseri umani quelli, sono scimmie altro che umani”.

La ragazza si fa seria.

La sua faccia cambia espressione e questa volta la vedo. Vedo i suoi occhi che guardano in basso, vedo la ruga che le compare sulla fronte, vedo l’espressione di una quotidiana rassegnazione. Poi si agita. Il suo corpo si ribella. Si accomoda sulla sedia, ma si vede che è solo un modo per spezzare quel momento..per spostare la sua ttenzione su qualche altra cosa, per non rimanere li, sotto lo sguardo silenzioso di chi assiste alla scena, come me.

E allora la tossica rincara la dose, non aspettava altro.

“Beh hai bisogno di uscire?, devi spostarti?, no perché vedo che ti muovi. Guarda che se hai bisogno di uscire basta che lo dici..o forse non ci stai sulla sedia?”.

Allora la ragazza di colore la guarda.

“No, Non devo uscire. Se devo uscire te lo dico”

poi sposta lo sguardo in avanti.

Fiera.

Sola.

Orgogliosa.

Sposta lo sguardo in avanti e non è più su questo autobus. E’ altrove. In un posto dove vorrei andare anche io. Altrove. Ovunque sia non qui!.

La tossica continua a dire qualche cosa, ma lei non le risponde. Rimane a guardare avanti, Rimane nel luogo dove è andata.

Io invece rimango annichilita su me stessa, la mente così ossessionata dalle mazzate che darei alla tossica che a malapena mi accorgo che non è detto niente..non ho fatto niente. Sono rimasta li a guardare. Sono rimasta nel mio piccolo angolo di mondo senza parole.

Sono le nove e mezza del mattino e io ho già voglia di vomitare. Sono le nove e mezza del mattino e la guerra tra poveri è appena agli inizi. Un giornata di battaglie e combattimenti si delinea all’orizzonte, mentre io ancora non so da che parte sto, tra disperati chi si scieglie? Quando anche i poveri ed i discriminati si rivoltano l’uno contro l’altro, con chi si unisce per combattere gli oppressori?

lunedì 7 aprile 2008

NON C'E' LIMITE AL PEGGIO

Va bene tutto.

Va bene che siamo un popolo senza memoria e senza cultura: facciamo apologia del fascismo e sforniamo chicche come Novella 2000 ed il Foglio e cerchiamo anche di convincerci che fanno due tipi di informazione diversa,

Va bene che gli unici che abbiano mai fatto dell'informazione decente li abbiamo cacciati dalla TV o li abbiamo fatti pentire di averla mai fatta, vedi i fratelli Guzzanti, Luttazzi, e a suo tempo Santoro e Biagi.

Va bene anche che abbiamo deciso che è normale andare a votare ogni due anni, tanto i quattro della costituzione solo solo un limite massimo, mica è obbligatorio farli tutti.

Va bene che siamo governati da una lobby di stronzi che sono sempre gli stessi da sempre e che abbiamo messo li noi, e continuiamo a votarli per rimetterli al potere, anche dopo che ogn'uno di loro ha singolarmente e chiaramente dimostrato di essere un ladro incapace.

Va anche bene che stiamo sprofondando nell'abisso della crisi economica, che siamo sempre più poveri e più vecchi.

Ma questo è troppo. Questo è davvero troppo anche per me!

Questi due video sono un monumento alla stupidità, alla idiozia arterioschlerotica che ci attanaglia. Sono un monumento all'abizzale ignoranza e demenzialità che stanno caratterizzando la campagna elettorale in Italia da qualche anno.

Questo è il simbolo di un popolo allo stremo delle forze, perso nell'immensità della sua pochezza, impantanato nello sterco del suo autocompiacimento, indulgente nella strada verso la rovina.

Se qualcuno di voi riesce a vederli entrambi e non sentire mai, neanche per un secondo, un conato di vomito salirgli dalla bocca dello stomaco..beh mi faccia sapere come fa..io intanto vado in bagno a gettare!

Buona Visione!





venerdì 28 marzo 2008

SULL'ANARCHIA: DISCORSO TRA TIZIO E CAIO


TIZIO: come ti definisci politicamente?

CAIO: Ora, se proprio mi si deve dare una definizione, cosa per cui non spasimo, gradirei si partisse dall’inizio. E dall’inizio io sono anarchico. Punto. Se definizione deve essere, allora che sia anarchico.

TIZIO: Allora sei uno che insegue una utopia!!?

CAIO: Una utopia? Ma cos’è una utopia?

TIZIO: una utopia è qualcosa che è impossibile da realizzare.

CAIO: Impossibile da realizzare.
Ora, cerchiamo di nuovo di cominciare dall’inizio. Tutto ciò che non è mai stato fatto era, per chi lo ha pensato la prima volta, una utopia. Non era forse una utopia per Nelson Mandela parlare di fine dell’Apartheid in Sud Africa? Non era forse una utopia parlare di diritti dei neri durante l’epoca dello schiavismo? Non era utopia parlare di libertà, eguaglianza e fraternità in un mondo dove esistevano solo le monarchie? E non era una utopia quella di far si che l’uomo potesse volare?

Tutto ciò che è stato inventato, cambiato, creato nel mondo, in principio era una utopia. Per il semplice fatto che una utopia non è altro che un sogno. E allora, se proprio devo avere una inclinazione politica, io voglio puntare in alto, voglio puntare là dove nessuno è mai arrivato, voglio puntare al sogno.

E il mio sogno è l’anarchia.

TIZIO: Ma allora vuoi il caos?

CAIO: mhm..no. Ma partiamo dall’inizio. Cos’è il caos?

TIZIO: il caos è totale assenza di controllo, se tutti fanno quello che vogliono, allora è il caos, ti possono uccidere, vige la regola del più forte, come nella giungla. L’anarchia è la giungla. Il governo garantisce la vita civile e le libertà individuali.

CAIO: Allora vuoi dire che adesso, che non c’è anarchia, che c’è l’ordine, come lo chiami tu, non c’è caos? Che ora non vive la regola del più forte??? Che con tutti i nostri controlli noi siamo ora in grado di garantire la vita? E a chi?..vogliamo chiedere ai bambini dell’Afghanistan?, a quelli dell’Iraq?, ma anche solo a quelli che hanno avuto la sfortuna di nascere nel continente africano??

Che ordine garantiscono le tue regole?

TIZIO: si ma se è già così adesso, immagina come sarebbe con la tua anarchia!!

CAIO: beh, allora innanzi tutto anarchia non vuol dire assenza di regole in assoluto. Anarchia vuol dire assenza di regole coercitive esterne…questo vuol dire che la presenza di regole interiori, regole interne agli individui stessi, è perfettamente compatibile con l’anarchia. Io voglio un' anarchia, dove le regole non sono imposte coercitivamente da un’autorità esterna, ma le uniche regole valide sono quelle dell’individuo stesso.

TIZIO: ma noi siamo tutti diversi, allora ogni uno avrà le sue regole.

CAIO: vero. Ma vuoi dire che non esistono regole che valgono sempre? Ribaltiamo la domanda.. tu non uccidi perché è vietato dalla legge, o perché pensi che sia ingiusto? Tu non rubi perché hai paura della pena a cui ti potrebbero condannare, o perché sai che se ti facessero la stessa cosa non ti piacerebbe?..non è forse una regola che vale per tutti quella del “non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te”?

TIZIO: si ma questo è relativo, e se qualcuno non rispetta la regola?

CAIO: hai ragione, ma ti ribalto la domanda di nuovo, adesso cosa fai se qualcuno non rispetta le regole, o meglio, il sistema di controllo dello stato, o del governo, garantisce il rispetto delle regole da parte di tutti?

TIZIO: beh, in parte si.

CAIO: davvero?, allora vuol dire che non ci sono assassini, non ci sono ladri, non ci sono persone che violano le regole ora?

TIZIO: certo che ci sono, ma abbiamo la polizia, i tribunali, le carceri per costringere queste persone a seguirle.

CAIO: no, abbiamo questi istituti proprio perché non siamo riusciti a far si che queste persone seguissero delle regole. Agli effetti è il contrario, noi abbiamo un apparato di controllo proprio perché non siamo in grado di controllare, proprio perché ci serve qualcosa che isoli e allontani chi viola le regole, non perché siamo in grado di impedirglielo prima. Tanto è vero che non è raro che chi abbia violato le regole una volta poi le violi ancora. E aggiungo, quante di queste persone hanno davvero avuto la libertà di sciegliere? Tu prima dicevi che lo stato ed il governo garantiscono le liberta individuali, ma non sono d’accordo: che libertà ho io di eleggere chi mi rappresenti se poi i miei rappresentanti di fatto fanno quello che gli pare? Che libertà individuali ha una ragazzo nato a Napoli, al quartiere Brancaccio, di sciegliere? Che libertà ha uno straniero che arriva in italia per scappare alla guerra di rifarsi una vita in modo onesto se non gli si concede neanche il diritto di residenza, di lavoro, di voto? Che diritto hai tu di sciegliere davvero le leggi che regolano la tua vita?

I diritti garantiti dallo stato sono sempre e comunque i diritti del più forte, delle categorie più forti di altre, a partire dalla gente comune per diventare ancora più evidente nelle scale alte. Che libertà hai tu di decidere davvero sulla tua pensione, sull’educazione dei tuoi figli, sulla ripartizione del surplus che tu contribuisci a creare con il tuo lavoro per il tuo datore di lavoro?

Davvero tu ti senti di avere più libertà grazie allo stato?

TIZIO: mhm..beh, comunque niente garantisce che con l’anarchia questa situazione migliori, o non sia peggiore!

CAIO: beh, su questo hai ragione, ma se niente te lo garantisce è anche vero che niente ti garantisce il contrario. Ovvero, sei d’accordo con me che lo stato in cui viviamo adesso, e non intendo solo il nostro, intendo il sistema statale o di governo che bene o male vige nel mondo, il sistema democratico rappresentativo, quello che noi definiamo come il migliore, in base al quale abbiamo disegnato la mappa dei diritti umani che ci devono essere garantiti, non funziona poi così bene?

TIZIO: beh, ci sono delle falle, ma niente è perfetto, è sicuramente il sistema che garantisce le maggiori libertà tra tutti quelli che ci sono stati nella storia dell’umanità.

CAIO: perfetto, allora diciamo che è quello migliore tra quelli che ci sono stati. Ma perché dovrebbe essere il migliore anche di quelli che non ci sono stati? Voglio dire, tutti i sistemi politici si sono evoluti, dal feudalesimo, alle monarchie, alle monarchie parlamentari, alle repubbliche. L'uomo ha sempre trovato il modo di migliorare ciò che aveva già fatto, perché allora avere la presunzione di aver trovato il sistema migliore? Perché non potrebbe esserci qualcosa di meglio di questo?? O ancora, perché non provare??

TIZIO: mhm..ma come fai a provare l’anarchia??

CAIO: beh, cominciando da te. Cominciando dal tuo piccolo, dalla tua mente. Ecco comincia dalla tua mente, comincia dalle regole che tu ti sei imposto perché una autorità esterna ti ha insegnato che quelle sono le regole da seguire..sposarsi, avere dei figli, un lavoro, una macchina, una lavatrice, un telefonino, jeans alla moda, andare a votare anche se pensi che non serva a niente, guardare la tv, avere una bella casa, un giardino,...

TIZIO: Cosa vuoi dire?

CAIO: Voglio dire che il mondo di certezze che l’esistenza di un governo ti da è solo apparente, è solo funzionale a che tu continui a perpetrare un sistema di oppressione coercitiva che ti mantenga sempre in uno stato di inferiorità, facendoti credere che quello è il migliore a cui puoi aspirare. Facendoti essere talmente preoccupato di avere, di esprimere la tua libertà di comprare, come se fosse l’unica che ti serve, e facendoti dimenticare le altre, quelle che non vogliono che tu abbia. E tutto questo si attua grazie ad una coercizione mascherata da CULTURA, una coercizione talmente bene orchestrata che tu stesso non te ne accorgi. Le libertà che tu ti senti garantite sono le tue catene, perché non esistono, sono libertà apparenti che consentono a chi controlla davvero di tenerti buono ed occupato. Di continuare a decidere per te, di influenzarti e controllare il tuo potenziale, cosicchè tu non possa vedere ciò che avviene alle tue spalle.

L’anarchia è abbattere questo sistema, è partire dall’anarchia nella tua mente, assenza di regole imposte dall’esterno, qualsiasi esse siano, tornare a noi, tornare a pensare che decidere per se stessi è una utopia nella misura in cui una utopia è un sogno che aspetta di essere realizzato.

TIZIO: mhm..ci penserò..ma credo che la tua utopia sia solo una cosa impossibile..

CAIO: qualcuno disse che non esiste niente di impossibile....

martedì 5 febbraio 2008

IN RISPOSTA AD ALDO GRASSO - PERCHè IL SILENZIO DICE PIù DELLE PAROLE!

se proprio si deve parlare di Israele e Palestina, sarà meglio cominciare partendo dalle “imprecisioni” che i giornalisti italiani si permettono nei loro articoli sull’argomento, denotando tra le altre cose una scarsa conoscenza della lingua italiana, ed una strana tendenza a confondere le ideologie o le religioni con il concetto di popolazioni e popoli.

Il giornalista Aldo Grasso ha pubblicato oggi un articolo sul sito del Corriere della Sera che merita una attenta lettura. Il nostro Grasso si è sentito in dovere di scrivere una lettera di invito alla Dandini ed a Fazio, e potremmo dire a Raitre in generale, secondo la ormai ben nota terminologia destro-berlusconiana che tende alle identificazione di Raitre con il canale sovversivo-comunista-rivoluzionario-antiberlusconiano per eccellenza, a dimostrazione di come i concetti di destra e sinistra siano ormai più che relativi nella nostra società.

L’invito è quello di alzarsi a difesa degli scrittori “ebrei” che la fiera del libro di Torino ha invitato, e che sono stati oggetto di aspre critiche da parte di “gruppi della sinistra antagonista”, con conseguente appello al boicottaggio.

“Neanche una parola per condannare il boicottaggio contro gli scrittori ebrei”..Al Grasso è sfuggito un piccolo particolare. Questi scrittori non sono stati criticati perché sono ebrei, ma perché sono Israeliani, è una cosa un po’ diversa!. Il boicottaggio non era contro scrittori ebrei, ma contro scrittori israeliani: infatti non tutti gli ebrei sono israeliani e nessuno dei “gruppi della sinistra antagonista” ha deciso di chiedere ai partecipanti della fiera la loro religione per proporre poi un boicottaggio contro gli ebrei. Il boicottaggio era contro questi scrittori in quanto rappresentanti dello Stato di Israele in questo contesto, non per la loro apparteneza religiosa!!.

Ma andiamo avanti “su questo clima di intolleranza suscitato da alcune minoranze bellicose che amano però riempirsi la bocca della parola «pace»”. Questo “clima di intolleranza” in un linguaggio da giornalista non sensazionalista, si chiama boicottaggio. Ora, per evitare qualsiasi mia intromissione su questo, mi permetto di lasciare che sia Ilan Pappe, docente israeliano della Università di Haifa, ed ebreo, a rispondere e chiarire cosa significa e cosa è questo boicottaggio che il nostro Grasso definisce “clima di intolleranza” : “I colleghi britannici mi domandarono tre anni fa se ritenevo legittimo l’isolamento degli atenei israeliani (il boicottaggio accademico di Haifa, Bar Ilan e di altre università israeliane). Risposi di sì perché, come ho spiegato prima, ritengo il boicottaggio uno strumento di pressione su importanti settori della società israeliana che rifiutano di prendere in considerazione la violazione dei diritti dei palestinesi.”

Ma passiamo alla vera chicca dell’articolo “questi sciagurati boicottaggi non solo confondono in maniera subdola la responsabilità del singolo scrittore con le posizioni politiche di uno Stato ma, sotto sotto, mettono in discussione il diritto stesso all'esistenza di Israele”. Eccolo li!!!!!, non poteva mancare la ormai nota preconfezionata risposta, sempre pronta per qualsiasi avventore della questione israelo-palestinese: se dici anche solo una parola contro Israele stai mettendo in dubbio l’esistenza dello stato e sotto sotto, sei un antisemita!. Eccolo li, il nostro Grasso non rinuncia ad una così facile preda, un giochetto retorico che nessuno meglio degli italiani sa fare, un bel capovolgimento della frittata per spostare, come sempre, l’attenzione dal reale problema che si sta discutendo.

Questi “riottosi gruppi della sinistra antagonista” che sono gente come Ilan Pappe, o lo scrittore Warshawsky, anche lui Israeliano ed Ebreo, e sostenitore del boicottaggio accademico contro Israele, non credo stiano negando l’esistenza dello Stato d’Israele. Al contrario invece, la chiamata al boicottaggio avviene proprio perché Israele viene riconosciuto come stato e quindi, in quanto tale, si chiede che si conformi alle regole di diritto internazionale riconosciute, la cui adempienza è chiesta per tutti gli stati, come l’Iran, la Corea, la Russia. Quello che si critica sono le modalità di esistenza dello Stato di Israele, e cioè l’occupazione dei territori palestinesi e l’impedimento ai profughi di esercitare il loro diritto al ritorno, che, guarda che caso, sono diritti sanciti dalle NU, probabilmente secondo il nostro giornalista anche queste parte dei “riottosi gruppi della sinistra antagonista”.

Nessuno oramai può negare che Israele esista, quello che si vuole evitare è che Israele continui a violare il diritto internazionale, i diritti umani, i principi democratici di uguaglianza, e , visto che a livello governativo questo risulta impossibile, come lo era per il Sudafrica, perché ci sono interessi economici e politici coinvolti, un buon mezzo, democratico e non violento, è proprio quello del boicottaggio, che, come le sanzioni, mira non a distruggere o cancellare quel settore a cui si riferisce, ma a boicottarlo appunto, in quanto espressione di uno stato che applica una ideologia razzista di apartheid, quale è lo Stato di Israele.

Le leggi e le prassi di Israele certamente somigliano ad aspetti dell’apartheid” questo dice l’ultimo dossie per l’Onu del “rapporteur” per i diritti umani e docente di diritto internazionale sudafricano John Dugard. Nel documento (24 pagine divise in 12 capitoli e 63 punti, datate 29 gennaio 2007) il funzionario delle Nazioni Unite scrive: «È difficile evitare la conclusione che molte delle leggi e delle prassi d’Israele violano, soprattutto nella limitazione dei movimenti dei palestinesi, la convenzione internazionale del 1973 per la soppressione e la punizione del crimine dell’apartheid». Dugard sottolinea inoltre che «il riscorso indiscriminato alla forza militare contro i civili e obbiettivi civili ha dato luogo a veri e propri crimini di guerra».

E lo stesso Pappe continua “In Israele non c’è una democrazia compiuta. Ci sono argomenti che rimangono un tabù, verità ufficiali che nessuno deve mettere in discussione altrimenti scattano le punizioni e talvolta si arriva alla diffamazione” “Ogni giorno ci troviamo di fronte al tentativo di delegittimare e diffamare chi mette in dubbio la verità storica ufficiale sulla genesi dello Stato ebraico - che, fatto non secondario, deve continuare ad essere accettata soprattutto all’estero per mantenere costante il sostegno internazionale a Israele. In genere le cose vanno così: se un docente di una università straniera critica troppo Israele, allora viene accusato di antisemitismo. In Israele…l’accusa è quella di tradimento. Si usa nei confronti degli studiosi israeliani non allineati la stessa strategia di diffamazione adottata verso i palestinesi di Israele che osano denunciare le discriminazioni che subiscono nonché la politica del governo. Il pluralismo di idee, sebbene sia ufficialmente garantito, di fatto è soggetto a limitazioni importanti che, a mio avviso, pongono dubbi sull’effettivo carattere democratico di Israele” (Ilan Pappe, Intervista ad Ilan Pappe, di Michele Giorgio).

Caro Grasso, ora un invito glielo faccio io: smettiamola di fare della facile demagogia e piantiamola con le semplificazioni da bambini piccoli, he? Partiamo dal presupposto che i lettori non sono cretini, ma al tempo stesso non cerchiamo di approfittare della loro possibile ignoranza su argomenti così complessi, perché queste strumentalizzazioni della questione israelo-palestinese, usata da lei per poter dare la sua frecciatina a Raitre e nel contempo ergersi a baluardo della campagna contro l’antisemitismo, contro i “riottosi gruppi di sinistra”, non fanno che aumentare la confusione e la stereotipizzazione di una questione molto difficile, complessa e dai risvolti non così ovvi.

Grazie

mercoledì 23 gennaio 2008

IN GAZA TA


chiedo scusa a tutti per la crudezza dElle immagini presenti in questo post.
Non sono una amante di questo genere di cose, ma credo che, ogni tanto, serva il disgusto e la crudezza
...per ricordarci che non ci siamo solo noi...
...per ricordarci che siamo esseri umani...
...per ricordarci che qualcosa succede lontano, anche se noi non lo vediamo...

QUESTE IMMAGINI VENGONO DA GAZA, E SONO IL RESOCONTO DELLA GIORNATA DI OGGI..SOLO DI OGGI.....


Sono affranta e sconvolta.. terribili notizie arrivano da Gaza, e la situazione sembra peggiorare. .
come si reagisce alla mostruosità dell'uomo? cosa si fa di fronte all'orrore?
tante domande mi affollavano la mente..ed ora è solo silenzio..
l'orrore non fa rumore, l'orrore è silenzio che urla nella testa, nel corpo, nell'anima.
vi prego di diffondere queste foto, per favore, noi che possiamo..
.. urliamo un urlo che copra il silenzio di questo ennesimo fallimento del genere umano...
urliamo la nostra indignazione, urliamo tutto l'orrore che queste immagini suscitano nel nostro cuore..

ma come si fa?? come si fa..
mi sento svuotata..oggi il TG1 ha dedicato esattamente QUINDICI SECONDI, giuro che li ho contati, quindici secondi alla Striscia di Gaza, per riferire il parere di Condoleza Rice sulla questione..
poi, sette minuti di servizio sulla fame nel mondoe la condizione dei bambini africani..lodevole, bisogna dirlo..ma Gaza??????
non una fottuta immagine, non una parola sui 37 morti delle ultime 62 ore..37, 37..
donne, bambini, passanti..un miliziano..uno..
ma l'orrore non si basa sui numeri no??

e lo sapete cosa c'è sulla pagina di apertura della BBC nella sezione Medio Oriente???un articolo sulla città di Sderot, in Israele, dove cadono la maggior parte dei razzi Kassam lanciati dai miliziani palestinesi..Diciamola tutta però, io non penso mica che facciano bene questi scoppiati dementi a lanciare i Kassam contro Israele, ma mettiamo dei cazzo di puntini sulle I.
I razzi Kassam, non sono come i missili israeliani, per semplici motivi, tra cui, che non hanno un sistema di puntamento, che la maggior parte cade nel deserto o nel mare e, non da ultimo..che cazzo non esplodono, sono come dei tubi della grondaia lunghi un metro e mezzo lanciati a migliaia di kilometri..qual'è la differenza??????? la fottuta differenza è che i Kassam ti uccidono solo se hai la sfiga di essere esattamente nel punto in cui il razzo arriva..se sei due metri più in la non ti succede niente perchè non sono dotati di esplosivo.
I cazzo di Kassam hanno ucciso dall'inizio dell'anno esattamente..NESSUNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NESSUNO, NESSUNO..e il prezzo che due milioni di persone devono pagare per pezzi di ferro che cadono nel deserto è questo???

io non so più che pensare..Olmert dice che non vuole che a Gaza abbiano la vita comoda..
ma dilla tutta Ehud, tu non vuoi che abbiano una qualsivoglia vita!!!!
..
e noi, intanto, guardiamo la TV, ci dispiaciamo, ci lamentiamo del governo che cade (ma lo sapete che Hamas è durato più di questo governo?)...
e nessun mezzo di informazione occidentale riporta una sola sillaba di quello che accade, se non vaghi richiami alla crisi umanitaria..
si CHIAMA CAZZO DI PULIZIA ETNICA, SI CHIAMA GENOCIDIO, SI CHIAMA STRAGE, NON è UNA CRISI, E' UN INTENZIONALE ATTACCO ALLA POPOLAZIONE CIVILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mi scuso per il linguaggio..
sono incazzata

per vedere altre immagini, se proprio volete, e leggere un blog da Gaza, andate su http://www.rafahtoday.org. Le immagini che vedeti qui sono prese dal Blog.